logo_1_sit0“Strategie e Pratiche per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari: il ruolo dei Dipartimenti di Salute Mentale” 

  “Esiste un grande margine di azione da parte degli operatori dei Dipartimenti di Salute Mentale sia per una presa in carico dell’utente che ha commesso reato per evitare l’invio in OPG, sia per la dimissione degli attuali internati/e negli OPG attraverso specifici  progetti individuali di deistituzionalizzazione.

Riteniamo oggi di poter dire che gli Opg permangono principalmente per le responsabilità dei DSM.

 

La questione dell’Opg necessita di essere significativamente affrontata da parte dei DSM attraverso la presa in carico dei loro pazienti internati, da primo affrontando le situazioni più immediate e possibili, (già il Ministero di Grazia e Giustizia afferma che il 20% dei ricoverati siano  internati per reati affatto minori e con indice di pericolosità del tutto “evanescente”) e insieme impedendo nuove ammissioni e bloccando il flusso di invio dal carcere.

 

Una azione importante di erosione dell’OPG, di significativa diminuzione del numero degli/lle internati/e potrà forse mettere l’attenzione sulla necessità della chiusura dello stesso (come già è avvenuto per l’ospedale psichiatrico) attraverso misure “speciali”, in quanto in quanto fortemente individualizzate, per chi rimane.”

 

Così scrivevamo nell’ottobre 2003 nel documento fondativo del Forum Salute Mentale.

Ripartiamo da qui.

Oggi le persone internate nei 6 Ospedali psichiatrici giudiziari italiani sono circa 1500,  numero mai raggiunto negli ultimi 20 anni.

Il sen. Ignazio Marino, presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale,  al termine delle  visite agli istituti effettuate nel mese di giugno e luglio 2010 insieme ai senatori  Saccomanno e Bosone e la senatrice Porretti, ha definito la detenzione negli Opg un “ergastolo bianco….in una sorte di inferno organizzato”.  

Il Senato il 22 novembre scorso ha sostenuto all’unanimità un ordine del giorno proposto dalla stessa Commissione d’inchiesta che chiedeva, entro la fine dell’anno, la dimissione dall’Opg dei 300 pazienti “dimissibili” attraverso l’attivazione e la presa in carico da  parte delle Aziende Sanitarie.

Tale provvedimento era già stato previsto dalle “ Linee di indirizzo per  gli interventi negli ospedali psichiatrici giudiziari  e nella case di cura e custodia”,  nell’allegato C del DPCM del 1 aprile 2008 per il “trasferimento delle competenze sanitarie, dei rapporti di lavoro, delle risorse sanitarie e delle attrezzature e dei beni strumentali” dalla sanità penitenziaria al sevizio sanitario nazionale, ma non aveva avuto piena applicazione.

Altresì le importanti sentenze della Corte  Costituzionale N 253 del 2003 e N. 367 del 2004 che consentono al giudice di disporre di misure alternative in luogo del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, rimaste generalmente disattese, non sono riuscite nei fatti ad intaccare la realtà  degli Opg,

Il permanere dell’Opg  mantiene in piedi una sorta di “doppio binario” per le persone con disturbo mentale che hanno commesso reato e continua a confermare una cultura che assimila pericolosità sociale e malattia mentale.

Oggi esistono alcune realtà operative virtuose di Dipartimenti di Salute Mentale significativamente impegnati nella ricerca di percorsi alternativi all’internamento nell’Opg  per le persone con disturbo mentale che hanno commesso reato o per la dimissione di internati, che dimostrano concretamente che si può fare a meno dell’ospedale psichiatrico giudiziario. A questi percorsi vogliamo dare voce nelle giornate del Forum di  Aversa

Vogliamo pure dare voce alle iniziative dell’associazionismo e delle cooperative sociali che si fanno carico di progetti a favore di ex internati e presentare le esperienze in atto di emancipazione sociale e lavorativa di persone con storie di istituzionalizzazione in Opg.

Vogliamo verificare a che punto siamo nell’applicazione del DPCM del 2008 e rappresentare i percorsi che stanno facendo le regioni in cui sono collocati gli Opg, come altresì denunciare le Regioni, le Aziende e i Dipartimenti che non si occupano dei loro cittadini più deboli, quali le persone con disturbo mentale che hanno commesso reati.

 

Giovanna Del Giudice

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